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Sacro Bosco di Bomarzo
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Sacro Bosco di Bomarzo

Bomarzo, Viterbo

Adatto a famiglie
Parcheggio
Parzialmente accessibile ai disabili
Ristorazione
Wi-Fi Area
Giardino storico
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Orari di apertura

Tutti i giorni
Da marzo a settembre: ore 8:30 - 19:00
Ottobre: ore 8:30 - 18:00
Da novembre a febbraio: ore 8:30 - 17:00

Ingresso

Intero: € 11.00
Bambini (4-13 anni): € 8.00
Gruppi (min 30 persone): € 9.00

Appunti di viaggio
A meno di un'ora di auto da Roma e facilmente raggiungibile anche in treno, il parco dei mostri, unico del suo genere, regala al suo visitatore un ventaglio di emozioni e suggestioni sempre diverse ad ogni visita. Il lungo viale d'ingresso, cui segue un ampio parterre verdissimo, non lascia presagire l'atmosfera mistica che vi attende appena varcato l'arco che introduce nella parte del bosco più affascinante, dove la vegetazione si fa più fitta e ad ogni angolo spunta una creatura mostruosa.
Le prime ad accoglierci sono le sfingi greche, poste accanto allo stemma degli Orsini, che sembrano ammonire il visitatore e ricordare il loro ruolo di guardiane delle città sacre. Proseguendo lungo il sentiero a sinistra troverete le statue raffiguranti le divinità più antiche come Saturno, Giano, Fauno, Evando e la Triplice Ecate fino ad arrivare ad un masso dimezzato e divelto sul terreno. Sul frontone vi sono figure che ricordano la tomba della Sirena situata nella città etrusca di Sovana. Scendendo le scale alla vostra destra arriverete alla famosa rappresentazione della lotta tra i giganti e ancora più avanti alla cascata sarete rapiti dalla bellezza dell'enorme tartaruga che sorregge sul suo dorso la Nike, personificazione della vittoria alata. Vicino al gruppo scultoreo si trova Pegaso alato, immortalato in procinto di spiccare il volo per annunciare agli dei l'avvenuta vittoria. Oltrepassato il ninfeo, la venere virile e l'anfiteatro, raggiungerete la famosa casa pendente, edificata su di un masso inclinato.
Proseguite ancora e con stupore vedrete troneggiare Nettuno, il dio dei mari, in una gigantesca vasca. E ancora ammirate la dea dormiente, che Pirro Ligorio chiama Nife, la dea Cerere e la creatura più gigantesca del parco l'elefante, che sostiene una torre, simbolo delle battaglie cartaginesi di Annibale contro Roma, prima di finire tra le fauci del drago alato! L'ultima emozione la regala l'Orco, spesso emblema del parco, con il suo monito ogni pensiero vola parafrasi modificata del celeberrimo verso dell'inferno dantesco lasciate ogni speranza, o voi ch'entrate.
Come arrivare
In auto
Autostrada A1 Uscita Attigliano e proseguire per circa 6km su SP Bomarese fino a Bomarzo.

Treno + bus
Dalle stazioni ferroviarie di Orte scalo e Viterbo partono autobus con arrivo a Bomarzo, eccetto i festivi.
Cenni storici
Il Sacro Bosco di Bomarzo, o Parco dei Mostri come comunemente è chiamato per la presenza di sculture grottesche disseminate in un terreno boscoso, nasce dall'idea del principe Pier Francesco (detto Vicino) Orsini nel 1552.
Il paesaggio surreale, presenta una minacciosa popolazione di massi, che scolpiti sul posto, prendono forma di terribili creature, disseminate lungo percorsi scoscesi, tra alberi e vegetazione selvaggia. Il bosco pur inserendosi a pieno titolo nella composita ed erudita cultura architettonica naturalistica del secondo Cinquecento, costituisce un unicum, si differenzia dai raffinati giardini all'italiana rinascimentali per l'assenza di un ordine logico e di un percorso prestabilito. Autentico labirinto ermeneutico di silenzi, allusioni e illusioni, il Parco rappresenta la sfida di una vita del suo eccentrico ideatore che voleva mostrare come fossero le persone a nobilitare i luoghi e non viceversa. I diversi elementi sono tra loro svincolati da qualsiasi rapporto prospettico, ogni compostezza classica lascia il passo per costruire, con i suoi elementi giganteschi, un rapporto sconcertante con la natura.
L'incubo e la spensieratezza del bosco magico sono delle forti componenti che si ritrovano nella letteratura cavalleresca in voga in quel periodo; un continuo riscontro di brani poetici e di invenzioni iconografiche immerge il parco in una zona di incontro tra arte e letteratura. I criteri di realizzazione sfuggono ancora oggi anche ai più appassionati studiosi e le complesse opere di manutenzione e di restauro propongono ai visitatori del Sacro Bosco un percorso di visita e scoperta del luogo il più possibile vicino all'idea originaria del principe che, per testare le capacità culturali dei suoi fruitori, evitava accuratamente ogni spiegazione palese, introducendo solo delle didascalie enigmistiche la cui soluzione deve scaturire dal singolo visitatore.

Pirro Ligorio

Architetto del paesaggio.

Pirro Ligorio (nato a Napoli nel 1510 e morto a Ferrara nel 1583) a differenza degli artisti toscani, è completamente immerso nella cultura antiquaria dominante a Roma, dove si trasferì nel 1534.

Su commissione del principe Pier Francesco Orsini (detto Vicino Orsini) progettò e sovraintese alla realizzazione, nel 1547, del Sacro Bosco di Bomarzo, elevando a sistema, nelle figure mitologiche ivi rappresentate, il genere del grotesque.

Nel 1561 disegna la famosa pianta di Roma, incisione pubblicata col nome di Antiquae Urbis Imago.

Al servizio del cardinale Ippolito d'Este lavorerà alla Villa d'Este e al suo straordinario giardino dal 1550 al 1569, creando una serie di fontane che sono diventate modelli dell'arte idraulica tardo rinascimentale.

Maestro anche nell'arte dello stucco ne lascerà un mirabile esempio nella Casina di Pio IV da lui realizzata nei Giardini Vaticani.
Foto
Pet friendly
I cani non possono accedere al giardino, ma all'ingresso troverete un'area dove poterli lasciare durante la vostra visita.

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